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Fernand Léger :
riprodurre la realtà

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Fernand Léger, Les clés (composition), 1928, oil on canvas, 65.1 x 53,7 cm, London,  Tate © Tate, London 2014
© Adagp, Paris 2014 © Tate, London © ADAGP, Paris 2014
 

1 marzo - 2 giugno 2014
 
Musée national Fernand Léger
chemin du Val de Pôme - 06 410 Biot
 
20 giugno - 22 settembre 2014
Musée des Beaux-arts di Nantes
10, rue Georges-Clemenceau - 44003 Nantes
 
 
La mostra è organizzata dalla Réunion des musées nationaux – Grand Palais, dai Musées nationaux du XXe siècle des Alpes-Maritimes e dal Musée des beaux-arts di Nantes.
 
Fernand Léger, pittore "realista" molto attento agli aspetti della vita moderna, propone, dagli anni Venti all'immediato secondo dopoguerra, accostamenti di oggetti che sfidano ogni logica, sconvolgendo le proporzioni e inserendo nelle proprie opere oggetti fluttuanti e forme biomorfe. Pur restando fedele al "realismo di concezione", che si identifica, secondo l'artista, con il realismo della linea, della forma e del colore, Léger mostra anche un certo interesse per le ricerche plastiche dei Surrealisti. Già amico di Man Ray e Duchamp, durante l'esilio negli Stati Uniti entra in contatto con artisti come Masson, Tanguy, Matta, Breton ed Ernst e, in occasione della mostra "Artisti in esilio", svoltasi a marzo del 1942 presso la galleria Pierre Matisse di New York, rivela apertamente il proprio rapporto con gli ambienti surrealisti.
L'analisi approfondita delle opere di Léger consente di individuare gli elementi più significativi della sua produzione artistica, che sembrano ispirati ad alcuni dei caratteri fondamentali del surrealismo.
 
Contrasti di oggetti e sconvolgimento delle proporzioni
Nelle opere di Léger, l'accostamento inusuale di oggetti che sembrano non avere nulla in comune l'uno con l'altro non è solo alla base delle ricerche formali condotte dall'artista, ma rappresenta una vera e propria tecnica artistica. L'oggetto, liberato da ogni legame con la realtà circostante, diventa un'entità a sé stante: ombrelli, compassi, scatole di fiammiferi, mazzi di chiavi disposti a ventaglio, cuscinetti a sfera, balaustre, macchine per scrivere, bombette, ecc., entrano a far parte dell'iconografia di Léger, e il loro abbinamento inusuale, come nella Joconde aux clefs, dà vita a "ingegnosi contrasti" e associazioni improbabili, che si avvicinano molto al concetto di "casualità oggettiva", tanto caro ai surrealisti. Gli stessi, come si ricorderà, hanno preso in prestito la celebre frase di Lautréamont: "Bello come l'incontro fortuito su un tavolo anatomico di una macchina da cucire e di un ombrello" (I Canti di Maldoror) per farne una delle definizioni della propria estetica.
 
Ricerca di un nuovo spazio: oggetti decontestualizzati e oggetti privi di gravità
 

 
Léger, come i surrealisti, è affascinato dall'"arte della vetrina", ossia dall'accostamento insolito di oggetti estrapolati dal loro contesto abituale. La sua produzione artistica ha conosciuto una fase pittorica nota come "Oggetti nello spazio", segnata dall'evoluzione dal monumentale allo scultoreo e dal trionfo della prospettiva inversa, che si traduce in composizioni vorticose. Gli oggetti raffigurati nelle opere di Léger, immobili a un primo sguardo, sembrano muoversi e prendere vita all'improvviso, creando una sorta di ossimoro visivo. Mentre nelle opere del periodo precedente gli oggetti raffigurati hanno sempre un piano d'appoggio (tavolo o guéridon), che funge da ancoraggio alla realtà, nelle opere di questo periodo essi non sono più sottomessi alla legge di gravità, ma sembrano sospesi nel vuoto su sfondi colorati, spesso monocromatici, talvolta legati a corde, trefoli, intrecci o altri tipi di nastri.
 
Biomorfismo
In questo periodo numerosi artisti, spesso animati da un profondo interesse per le scienze biologiche, hanno fatto ricorso a un vocabolario formale, che può essere definito biomorfismo. Artisti del calibro di Arp, Miro, Tanguy o Dali hanno fatto proprio questo linguaggio, che rappresenta un ponte tra realtà e immaginazione. Tra il 1929 e il 1933 Léger perde ogni interesse nei confronti dell'ambito tecnologico e industriale e si dedica completamente alle forme del mondo naturale (minerale, vegetale o animale). Risente dell'influenza della cinematografia scientifica del regista Jean Painlevé, che contribuì, a quell'epoca, allo sviluppo di una visione consapevole della realtà attraverso l'osservazione del mondo microscopico. Léger trascura completamente lo spettacolo offerto dalla vita moderna per avvicinarsi gradualmente alla realtà. Egli prende in prestito dalla serie "Oggetti nello spazio" lo sfondo neutro, nel quale fluttuano le sue forme astratte, morbide e irregolari che sembrano appartenere al mondo organico.
 
Oggetti estrapolati dalla realtà
Una curiosa serie di sobri disegni in bianco e nero, che, con i loro giochi di luce e ombra, richiamano la tecnica dell'incisione, rivela una cura minuziosa nella ricerca del soggetto da parte dell'artista. Gli oggetti raffigurati (giacca, guanti, occhiali, compasso, ecc.), appartenenti alla sfera quotidiana dell'artista, subiscono una vera e propria metamorfosi tramite l'ampliamento delle dimensioni e l'estrapolazione dal contesto abituale. Questi disegni, frutto di un'intensa osservazione della realtà, fungono da supporto all'immaginazione e acquistano un'intensità poetica del tutto nuova.  Lo scopo della mostra, in programma nel 2014 presso il Musée des beaux-arts di Nantes e il Musée national Fernand Léger di Biot, consiste nell'esplorazione dei rapporti tra la produzione artistica di Léger e i caratteri fondamentali del realismo, che, a prima vista, sembrerebbero del tutto estranei all'artista. La mostra "Fernand Léger: riprodurre la realtà" si propone di mettere in evidenza le similitudini esistenti tra due mondi in apparenza molto distanti tra loro ma che, in quanto contemporanei, possono comunque presentare degli elementi in comune.
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curatori: Blandine Chavanne, direttrice del Musée des beaux-arts di Nantes, Maurice Fréchuret, direttore dei Musées nationaux du XXe siècle des Alpes-Maritimes, Diana Gay, conservatrice presso il Musée national Fernand Léger, Claire Lebossé, conservatrice di arte contemporanea presso il Musée des beaux-arts di Nantes, Nelly Maillard, responsabile delle collezioni del Musée national Fernand Léger.
 
pubblicazione presso le edizioni Réunion des musées nationaux-Grand Palais, Paris 2014
 
  • catalogo della mostra:
22X29 cm, 136 pages, 120 illustrations


 
 
 
 
 
 
 
 
contatti stampa:


Réunion des musées nationaux - Grand Palais
254-256 rue de Bercy
75577 Paris cedex 12
 
Florence Le Moing
florence.lemoing@rmngp.fr
+33 (0)1 40 13 47 62
 
 
apertura: dal mercoledì al lunedì, dalle 10.00 alle 17.00(fino alle 18.00 da maggio a ottobre)
Giorno di chiusura: martedì
 
tariffe: 7,5 €, TR : 6 €
 
accesso: Dalla stazione SNCF di Biot prendere l'autobus n. 10 (la fermata si trova sul marciapiede di sinistra, all'uscita della stazione) in direzione Biot - (fermata Musée Fernand Léger)
 
Dall'autostrada, prendere l'uscita Villeneuve-Loubet RN7, dopo 2 km proseguire in direzione di Antibes e quindi in direzione di Biot.
 
ulteriori informazioni su:
 
www.grandpalais.fr
 
www.musees-nationaux-alpesmaritimes.fr
 
 
 
 
 
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