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Gioconda con le chiavi, 1930

Gioconda con le chiavi, 1930
Olio su tela
91 x 72 cm
Donazione Nadia Léger e Georges Bauquier
Museo nazionale Fernand Léger Inv. 98024

La Gioconda con le chiavi è il risultato di parecchi anni di lavoro dedicati da Fernand Léger ad affrancare gli oggetti disegnati o dipinti da qualsiasi supporto tradizionale. « Ho preso l’oggetto, ho fatto saltare il tavolo, ho collocato questo oggetto nell’aria, senza prospettiva, senza supporto. Ho disperso i miei oggetti nello spazio e li ho fatto reggere tra di loro facendoli propagare in avanti sulla tela. Tutto un gioco facile d’accordi e di ritmi fatto di colori di fondo e di superficie, di linee conduttrici, di distanze e d’opposizioni, talvolta di incontri insoliti». Quando Marcel Duchamp ha disegnato con una matita baffi e pizzetto sull’immagine della Gioconda di Leonardo da Vinci affibbiandola delle lettere L.H.O.O.Q (Lei ha caldo al sedere), il suo gesto ha comportato una rimessa in causa dei criteri estetici che conducono alla definizione di quello che è l’arte e di quello che non lo è. Questa Gioconda baffuta è all’origine della rimessa in causa dello statuto dell’arte nel XX secolo. Rinnovare la pittura, ammodernare il soggetto sono le preoccupazioni essenziali di Fernand Léger che riprende per suo conto una Gioconda rivisitata in chiave moderna: « avevo fatto su una tela un mazzo di chiavi, il mio mazzo di chiavi. Non sapevo cosa ci avrei messo accanto. Mi serviva qualcosa di assolutamente contrastante. Allora quando ebbi finito di lavorare, sono uscito. Avevo appena fatto qualche passo e cosa ti vedo in una vetrina? Una cartolina della Gioconda! Ho capito immediatamente: è lei che mi serviva, cos’altro avrebbe potuto creare più contrasto con le chiavi? Così ho messo sulla mia tela  la Gioconda. Dopo, ho aggiunto una scatola di sardine. Tutto questo produceva un contrasto così acuto! È un quadro che conservo per me, non lo vendo». Fernand Léger rifiuta la monotonia e le sfumature. L’immagine sbiadita della Gioconda stampata su un calendario o rappresentata in una cartolina attaccata alla parete con degli spilli equivale alle chiavi, ai compassi e ai tiralinee, oggetti della sua vita quotidiana. Accostare la Gioconda alle chiavi può sembrare essere un approccio intellettuale surrealista. Fernand Léger vi fa certamente allusione. La carica simbolica di ogni motivo è importante: la chiave apre il paradiso, dà il potere, apre la via iniziatica. La Gioconda di Leonardo da Vinci è probabilmente l’opera più conosciuta in tutto il mondo. Tesoro universale, capolavoro, simbolo supremo dell’espressione artistica, la Gioconda è un punto di riferimento del Rinascimento e del genio del suo creatore. L'immagine della Gioconda, idolo caduto in disgrazia, banalizzata su numerosi oggetti pubblicitari, immagine di cedola-punti scolastica da due soldi, ricordo di una visita  al museo Le Louvre, è molto più interessante per Fernand Léger: Mona Lisa riprodotta sul calendario rivaleggia, oggi, con gli oggetti del mondo moderno. Il pittore distribuisce giudiziosamente, nel proprio quadro, i ruoli ponendo in primo piano le chiavi dalla forma  astratta e rilegando la Gioconda al secondo piano. Le linee tracciate con un righello o un compasso, il nastro curvilineo, la scatola di sardine, le superfici nitide e le sfumature pittoresche amplificano i contrasti e svuotano la Gioconda dal proprio contenuto.



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