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Picasso

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Dopo la Seconda Guerra mondiale, Pablo Picasso scelse di vivere e lavorare sulla Costa Azzurra. Il suo forte attaccamento per il mediterraneo lo porta, di volta in volta, a Antibes e prima a Cannes, Mougins e Valloris dove soggiornerà dal 1948 al 1955.
Installato nel suo atelier du Fournas, antica fabbrica di profumi, lavora intensamente realizzando numerose opere e sperimentando una tecnica del tutto nuova per lui quella della ceramica che aveva assorbito tutta la sua attenzione e probabilmente motivato la sua installazione a Vallauris, città famosa per la sua industria delle terraglie.

Picasso creerà miglia di oggetti nell’atelier di ceramica Madoura appartenente a Georges e Suzanne Ramié.
Piatti, piatti di portata, vasi, boccali ed altri utensili di terra furono così dipinti e decorati con smalti ed ossidi metallici che, data la loro natura, ipotecavano sempre il risultato finale per il più grande piacere di Picasso.
Tuttavia gli stessi oggetti, usciti dal tornio dei vasai, potevano anche essere trasformati.
Alcune torsioni abilmente prodotte li metamorfosavano in animale, nudo femminile, fauno o tanagra.

 
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 Se il soggiorno di Picasso a Vallauris rimane indubbiamente segnato da questa proficua creazione ceramistica, l’artista non tralasciò tuttavia le tecniche abituali come l’incisione su lineoleum o la scultura di cui rivoluzionò anche il principio di esecuzione integrandovi oggetti recuperati (La Capra, La Donna con il passeggino,  La Scimmia ed il suo cucciolo...) o la pittura che intavola un dialogo esplicito con le opere dei grandi maestri (Ritratto di un pittore secondo Le Greco, Le Signorine in riva alla Senna, secondo Courbet).

Tuttavia, durante il periodo del dopoguerra, l’arte di Picasso lascia anche il posto ad alcuni episodi della storia contemporanea. Massacro in Corea, Il Carnaio ed il famoso Ritratto di Stalin sono altrettante testimonianze dell’impegno politico dell’artista che, a dispetto della sua recente adesione al Partito Comunista, prosegue la propria interrogazione sulla forma e lavora alla sua trasformazione senza per nulla sottoscrivere ai precetti del realismo socialista. I terribili sviluppi della storia recente non sono pertanto assenti dalle opere di Picasso anche se non vi figurano esplicitamente. Solo indizi permettono di pensare che i tempi precari che il mondo ha vissuto rimangono presenti nelle sue opere: oggetti dislocati che si possono vedere in numerose nature morte di questo periodo, teschi umani o animali, lampade che diffondo una luce livida che inquadra duramente l’insieme. Le forme scabre che Picasso dona agli oggetti, i cammei di grigio ai quali limita la sua tavolozza sono, indubbiamente, elementi che rendono comprensibile la dichiarazione dell’artista ossia  “Anche una pentola può gridare! Tutto può gridare!”

Le opere che Picasso realizzerà durante i sette anni in cui abiterà Vallauris sono anche intrise di ciò che vi visse. Françoise Gilot, la sua compagna di allora, così come Claude e Paloma, i figli della coppia sono spesso rappresentati nelle sue opere pittoriche. Attendono alle proprie faccende o appaiono frontalmente sulla tela. Il paesaggio mediterraneo, la città stessa di  Vallauris così come i fumi neri che escono dai forni durante la cottura delle terraglie sono altrettanti temi trattati dall’artista. Sulla scia dell’ombra creata dai fumi cittadini appare, in alcune rappresentazioni di nudi femminili (L’ombra, L’ombra sulla donna, entrambi di dicembre 1953), quella dell’uomo sul corpo disteso della donna proprio mentre le relazioni di Pablo e Françoise conoscono un grave deterioramento. Subito dopo il suo incontro con Jacqueline Roche – che diventerà la sua seconda moglie – il pittore le fa posto nei propri quadri. In quell’epoca, Vallauris conosce una grande effervescenza. Infatti, la presenza di Picasso dà origine ad una vera e propria emulazione artistica: i pittori e scultori Victor Brauner, Marc Chagall, Edouard Pignon, Ozenfant, Prinner… vengono a lavorare negli atelier di ceramica.